BAMBINI RANDAGI
29.5.2007 scrive Alessandro Ursic
“Stazione della metro di Costin Giorgeanu, alla periferia est di Bucarest. Enormi bloc comunisti, tutti grigi, come in mezza capitale ricostruita secondo i canoni gigantisti del regime di Ceasescu. Dietro un incrocio perennemente trafficato, lungo i binari abbandonati di una ex ferrovia, si estende una boscaglia incolta. “Vieni, vieni dentro. Ti mostro dove vivo”, dice Catalin, 15 anni. Dopo un centinaio di metri tra le erbacce, qualche lampadina illumina una baracca fatiscente. Qui vive una quindicina di ragazzi, dai 14 ai 30 anni. Dormono per terra, su dei materassi in comune. Piccoli uomini, ma con un’anima ancora bambina, come evidenziano alcuni grandi peluches che tengono nella baracca. Dentro e fuori la “casa”, il degrado assoluto: spazzatura, fogli di giornale, bottiglie dappertutto. Eppure sono organizzati: stendono i panni su un filo dopo averli lavati in una bacinella, con l’acqua presa da un autolavaggio.”
Questo è quanto Alessandro Ursic ha visto con i suoi occhi.

Solo a Bucarest, che vivono nelle loro condizioni, ce ne sono circa un migliaio.
D’inverno, fanno dei tombini le porte delle loro “case”. Vivono sottoterra, vicino alle tubature dell’acqua calda che usano per riscaldarsi e spesso vengono bucati per lavarsi. Riescono anche ad utilizzare televisori e lettori dvd grazie ai collegamenti con i pali della luce che però lasciano un rischio d’incendi enorme.
Il gelo è comunque tanto e per questo sniffano l’Aurolac, un solvente che costa un euro a barattolo e dà subito alla testa. Ne versano un po’ in un sacchetto di nylon, da cui aspirano continuamente. Lo stordimento aiuta a superare la sensazione di freddo, ma allo stesso tempo, brucia le cellule cerebrali e le vie respiratorie.
Il fenomeno dei bambini per strada non è sempre stato presente in Romania. Con il regime di Ceasescu, anche se scarseggiavano i generi alimentari di prima necessità, tutti avevano un lavoro. All’inizio degli anni 90, dopo il crollo del comunismo, molte famiglie si trovarono senza lavoro e furono costrette a mandare i figli negli orfelinat o finirono in strada. Gli orfelinat ospitano bambini scappati di casa perché figli di padri violenti e alcolizzati, senza genitori, figli di famiglie troppo povere. La situazione non è per loro molto migliorata infatti molti dicono di avere subito numerose violenze. Comunque sia, sono fuggiti, scegliendo di vivere come randagi.
A detta loro, non è così male. “A noi vivere qui piace”. Di sicuro però non fa bene! Basta vedere Radu. Ha 18 anni ma ha il corpo di un ragazzino di 11: piccolo, magro, chiaramente non sviluppato. Sarà alto un metro e cinquanta, peserà 30 chili. Non è cresciuto perché sniffa e beve come un forsennato, da quando era un bambino. Balla con gli altri, beve vino da una bottiglia da 3 litri, batte con un mestolo su una pentola lercia, si inginocchia a terra per accendersi la sigaretta su un mozzicone gettato da un compagno. L’Aurolac gli deve aver devastato il cervello.

Un fatto è confortante, il numero dei ragazzi per strada sembra essere notevolmente diminuito rispetto agli anni 90 e questo è dovuto a più fattori: alcuni di questi ragazzi sono morti, devastati dalla vita randagia e dall’Aurolac, altri hanno trovato posto in apposite case-famiglia, e sempre meno ragazzi scelgono la vita di strada…ma una volta che un bambino sceglie la strada, recuperarlo è difficile.
La situazione è destinata a migliorare ancora nel tempo perché lo Stato ha preso coscienza di questa situazione che avrebbe potuto peggiorare l’immagine della Romania a livello Europeo. Il comune di Bucarest ha in programma di aprire tre dormitori per i bambini di strada, ma le organizzazioni che sostengono questi ragazzi non sono viste di buon occhio.
In estate, quando i ragazzini vivono all’aperto, la polizia ha iniziato anche a sigillare i tombini dove si rifugiano in inverno. Tanto poi li riaprono! I poliziotti non hanno in simpatia questi ragazzini perché sono dei piccoli delinquenti, che creano problemi anche a chi li aiuta. La polizia tollera i randagi fino a un certo punto, ma ogni tanto trova pretesti per incastrarli, o solo per render loro la vita difficile non vogliono che i randagi siano aiutati. Pensano che se vengono aiutati, continueranno a stare in strada, senza lavoro e continueranno a rubare”.. Che fine faranno allora questi bambini??? Nessuno lo sa. Sono lasciati al caso, al loro destino di “randagi” e solamente i più forti riescono a ricostruirsi una vita normale.
