ADOZIONI IN ROMANIA

5000, 4000, 9000, 10000…Non sono cifre che riguardano l’altitudine di un monte o lo stipendio mensile, ma cifre che indicano l’abbandono medio annuo di bambini in Romania e il prezzo che si è disposti a pagare pur di evitare le lunghe pratiche burocratiche di adozione.
5000 sono i bambini abbandonati nei reparti di maternità, 4000 negli ospedali pediatrici per un totale di circa 9000 bambini l’anno.

10000 è il prezzo che molte coppie sono disposte a pagare pur di ottenere in fretta l’affidamento del bambino. Chi avvia una pratica di adozione rischia di poter ottenere l’affidamento anche a distanza di anni.
I principali responsabili di questo “scambio di merce” sono gli stessi responsabili del reparto di maternità che per arricchirsi non si fanno scrupoli. Una volta venduti, degli orfanelli non ne resta alcuna traccia, sono svaniti nel nulla ed è come se non fossero mai esistiti.

Per cercare di contenere il fenomeno, si è giunti a chiudere i bambini “sottochiave” e a lasciarli vivere in condizioni disumane.
Anche i giornali americani lanciano allarmi sulle condizioni di vita atroci. Bambini disabili, scheletrici, sono tenuti in condizioni misere, immobilizzati nel letto d’ospedale.
I Bambini che restano senza famiglia sono dunque migliaia ogni anno. Questo accade, anche se le richieste di adozione non mancano. Su 2000 coppie di genitori che hanno fatto richiesta di adozione, solamente 800 bambini aspettano di essere adottati.

Ma perché, di fronte a questi dati la Romania nel 2005 ha bloccato le adozioni internazionali?
La causa sono proprio i paesi in cui questi bambini vengono adottati o meglio le agenzie di adozione che hanno fatto da intermediari. Era loro il compito di tenere informate le autorità romene riguardo alle condizioni di vita dei bambini adottati all’estero, come stabilito dalla Convenzione Aia.
Nonostante l’obbligo, In Romania non giungevano informazioni sui bambini adottati o, i rapporti che pervenivano, risultavano poi falsi.
E’ questo il caso di un bambino adottato in USA. Il rapporto figurava una situazione perfetta, una buona famiglia e le buone condizioni di vita del bambino. Poco dopo le autorità, tramite mass media, hanno saputo di una realtà del tutto diversa: infatti, il padre, era stato condannato per avere abusato del bambino.

Sono questi fatti che hanno portato la Romania a vietare definitivamente le adozioni internazionali nel 2005. Molte famiglie che avevano già avviato le pratiche di adozione, si sono viste costrette a trasferirsi in Romania per riuscire a concludere le pratiche.

Le autorità romene credono che parlare della riapertura delle adozioni internazionali rappresenti un attacco al patriottismo e al nazionalismo romeno.
Gli eurodeputati Claire Gibault e Jean Marie Cavada, hanno preparato una giornata, con missioni, consulenze specifiche, per la proposta di un'adozione europea.
Quale sarà l'utilità di avere delle regole comuni comuni? L’obiettivo principale sarà la riduzione dei tempi previsti per l’adozione e regolamentare efficacemente con una legge europea, l’iter post-adottivo in modo da creare un forte controllo sulle adozioni.
Se l'Europa, nello spazio di giustizia che vuole creare, non arriva a formulare una politica per un'adozione europea, non si riesce a tutelare i diritti di tutti i cittadini europei.
Bisogna arrivare ad una politica europea dell'adozione: se in un paese membro dell'UE gli orfani istituzionalizzati, nonostante siano adottabili tuttavia non possono essere adottati, essi sono abbandonati due volte. Per questo è necessario aprire l'adozione agli altri membri dell'Ue.

L'assurdità è che da 50 anni l'Ue garantisce ai propri cittadini la libera circolazione all'interno dei confini dell'Unione. Se si nega l'adozione europea, i bambini degli istituti non saranno mai cittadini europei. La questione dell'adozione europea, migliorerebbe la situazione in tutti i paesi della Ue in cui le procedure di adozione sono ancora troppo LENTE e COMPLICATE.
Il bambino durante questo periodo è costretto a vivere in un istituto. Più il bambino trascorrerà del tempo in questi luoghi, più gravi saranno le ripercussioni a livello psico-motorio.
Secondo la Gibault, dal momento che la Romania fa parte dell’Ue, ha il dovere di applicare certi standard, e il diritto di controllare gli altri paesi Ue sul trattamento dei minori adottati.