AL POTERE CEAUSESCU
L'INFLUENZA RUSSA
Tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, accanto a un notevole sviluppo economico, i tre principati rumeni Moldavia, Transilvania e Valacchia conobbero un risveglio culturale caratterizzato da un rafforzamento della coscienza della "latinità". L'influenza russa si fece preminente dopo il 1750 e perdurò per oltre un secolo.
La Russia sconfisse una prima volta la Turchia, imponendo condizioni meno opprimenti per i due principati; Il declino dell'influenza turca divenne ancor più palese dopo lo scoppio della guerra d'indipendenza greca. In base al trattato di Adrianopoli (1829), i due principati, anche se nominalmente rimasti sotto il controllo turco, acquisirono una certa autonomia e la Russia ebbe, di fatto, la sovranità sui due stati.
DALL'INDIPENDENZA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Sotto il controllo congiunto di Francia, Gran Bretagna, Austria, Prussia, Russia e Turchia, nel 1861, Valacchia e Moldavia furono uniti e riconosciuti come Principato autonomo di Romania, con Bucarest capitale. Nel 1864 venne adottata una Costituzione e furono avviate importanti riforme.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nonostante il legame che univa il paese a Germania e Austria, la Romania si proclamò neutrale sino al 1916, quando la Romania entrò in guerra contro gli Imperi Centrali; le forze rumene invasero la Transilvania ungherese, ma furono sconfitte dagli eserciti austro-tedesco e bulgaro.
INSTABILITÁ POLITICA E TENDENZE AUTORITARIE
Raddoppiata in estensione e in popolazione, negli anni '20 il paese si ritrovò a fronteggiare gravi problemi economici e politici. Determinata a conservare le nuove acquisizioni territoriali, nel 1920 la Romania stipulò un patto di mutua assistenza con la Cecoslovacchia e la Iugoslavia (Piccola Intesa) e accordi con la Polonia, la Francia, l'Italia, la Grecia e la Turchia. La politica centralizzatrice e autoritaria del governo presieduto da Ion Bratianu causò il diffondersi di istanze nazionalistiche, soprattutto tra gli ungheresi della Transilvania, e una forte tensione tra maggioranza (liberali) e opposizione (Partito contadino), oltre che all'interno dello stesso partito di governo. All'aggravarsi della situazione per gli effetti della crisi economica degli anni Trenta, un nuovo partito dai connotati fascisti e antisemiti (Guardia di ferro), irruppe sulla scena politica rumena. Grazie al sostegno di Italia e Germania, nelle elezioni del 1937 il partito fascista ottenne il 16% dei consensi.
IL REGIME NAZIFASCISTA
Nel 1938, lo smembramento della Cecoslovacchia e il conseguente sfaldamento della Piccola Intesa lasciò la Romania in una pericolosa situazione di isolamento. L'esercito tedesco occupò la Romania, le cui risorse petrolifere erano essenziali per i rifornimenti del Terzo Reich. Nel disordine che ne seguì, si costituì un governo con una grande presenza di membri della Guardia di Ferro. La Romania entrò ufficialmente in guerra in giugno, attaccando l'Unione Sovietica insieme con le forze tedesche. Nel mese di dicembre la Romania dichiarò guerra agli Stati Uniti d'America. Durante la guerra, la politica antisemita attuata dai tedeschi e dal governo filonazista rumeno portò a una lunga serie di deportazioni, causando più di 200.000 vittime. La rapida avanzata sovietica nella primavera del 1944 portò l'Armata Rossa in pieno territorio rumeno. In settembre, con la firma dell'armistizio con l'URSS, si consumò l'entrata del paese nella sfera di influenza sovietica.
IL REGIME COMUNISTA
L' elezioni del novembre 1946 assegnarono al Partito dei lavoratori (costituito da comunisti e socialdemocratici) una vasta maggioranza. Nel 1948 ci fu l'approvazione di una nuova Costituzione del tutto simile a quella sovietica, con la quale il paese diventò Repubblica popolare di Romania. In seguito il partito comunista fu riconosciuto come unico partito. Il processo di sovietizzazione del paese, oltre a investire tutte le istituzioni, si manifestò con l'allontanamento dei dissidenti ma anche con una sorda lotta all'interno del Partito comunista e con l'eliminazione di diversi suoi importanti membri. Il governo in carica instaurò un regime personalistico e violento, fedelissimo a Mosca; proseguì il disegno di collettivizzazione dell'agricoltura e diede un forte impulso all'industrializzazione e alla realizzazione delle infrastrutture (tra cui la costruzione del canale tra il Danubio e il Mar Nero, diventato il simbolo del gulag rumeno).
L'ASCESA AL POTERE DI CEAUSESCU

Negli anni '60 il partito comunista della Romania iniziò ad organizzare una politica estera indipendente dall'influenza sovietica. Tale politica portò ad una rapida crescita dell'industria pesante provocando il mutamento della società, da agricola a industrializzata. Durante gli anni '70 il leader Ceausescu tentò di modernizzare l'economia rumena prendendo a prestito ingenti somme di denaro dagli istituti di credito occidentali. A causa di questo grandioso progetto di modernizzazione, il popolo rumeno fu sottoposto ad un rigoroso programma austero in quanto il governo decise di estinguere tale ingente debito pubblico in un breve tempo. Mentre Ceausescu viveva nel lusso, il popolo lottava per sopravvivere; pane, uova, farina, olio, sale, zucchero, carne e patate vennero infatti razionati; verso la metà degli anni '80 la carne era un bene introvabile. Il regime comunista aveva costituito una rete di controllo totale per mezzo della securitate (polizia segreta) generando, di fatto, uno stato di polizia. Dopo 25 anni di potere, la famiglia Ceausescu aveva ridotto la Romania in uno stato di degrado pressoché totale avallando la menzogna, la corruzione, il terrore, le ripetute violazioni dei diritti umani e provocando l'isolamento dal mondo occidentale.
