NELL'UNIONE EUROPEA

CRISI E CROLLO DEL REGIME DI CEAUSESCU

Essendo ancora gravata da un grosso indebitamento estero, negli anni '80 la Romania scivolò in una profonda crisi, ritrovandosi a fronteggiare una vera e propria emergenza sul piano alimentare ed energetico. Ignaro della reale situazione del paese e schiavo della sua megalomania, Ceausescu impose un rigoroso programma di austerità, continuando a elaborare grandiosi interventi (tra cui un piano di trasferimento forzato della popolazione di migliaia di villaggi) e a disseminare il paese di monumenti intesi a celebrare la sua gloria e quella del regime comunista rumeno. Nella seconda metà degli anni '80, Ceausescu fu tra i pochi leader comunisti a ignorare i segnali della definitiva crisi del sistema. Il drammatico epilogo della vicenda comunista rumena si consumò con una rivoluzione nel 1989 che scoppiò e si diffuse nel paese. Seguirono giornate di caos, che costarono la vita a centinaia di persone. Ceausescu fuggì da Bucarest per essere catturato e giustiziato insieme alla moglie.

LA TRANSAZIONE

Nel 1990 fu approvata, attraverso un referendum popolare, una nuova Costituzione che dichiarava il paese una Repubblica presidenziale multipartitica, annunciando definitivamente la fine del comunismo. Nel settembre del 1996, per soddisfare le richieste dell'Unione Europea, alla quale erano entrambe candidate, Romania e Ungheria, sottoscrissero un trattato in cui riconoscevano le rispettive frontiere e garantivano il rispetto dei diritti delle minoranze. Il governo avviò un programma economico caratterizzato da massicce privatizzazioni e tagli alle spese sociali. Nel corso del 2000 la situazione economica e sociale rumena si deteriorò ulteriormente. Il paese fu investito da una grave recessione, accompagnata da un altissimo tasso di inflazione (50%), cui seguì un'agitata crisi politica, con il cambio di diversi ministri e un avvicendamento alla guida del governo.

L'ENTRATA NELL'UNIONE EUROPEA

Con l'intento di preparare il paese all'ingresso nell'Unione Europea il governo avviò un vasto piano di ristrutturazione economica; il miglioramento della situazione valse al paese un avanzamento delle trattative di adesione all'UE. Nel 2004 la Romania entra ufficialmente a far parte della NATO.

il primo gennaio 2007 la Romania entra a far parte dell'Unione Europea. Per i rumeni l'accoglimento del loro paese nell'UE significa la fine di un apartheid cominciato dopo la seconda guerra mondiale, quando la Romania, insieme ad altri, si ritrovò dalla parte più sfortunata della Cortina di Ferro e la possibilità di un sostanziale miglioramento del tenore di vita. L'ampliamento permette anche una redistribuzione delle risorse a favore di etnie più povere, in modo particolare per quanto riguarda le sovvenzioni all'agricoltura. L'entrata nell'Unione Europea porterà anche ad un aumento delle retribuzioni medie e alla conseguente valorizzazione degli investimenti (terreni e beni immobiliari acquistati a cifre ridicole raggiungeranno ben presto valori simili alla media europea).

Quello che dovrebbe preoccupare è la forte emigrazione, la conseguente denatalità e l'invecchiamento della popolazione. La cronaca di questi giorni ci dice che questi neo-europei sono ben accetti in quanto fornitori di manodopera assai difficile da reperire nei paesi europei più ricchi, ma come soggetti detentori di uguali diritti e pari dignità, il cammino sembra ancora piuttosto lungo.